
Crisi dei Vivai in Serie A: Solo l'1.9% dei Minuti Giocati per gli Under 21 Italiani
La Serie A sta affrontando una crisi sempre più profonda nello sviluppo dei giovani, con i giocatori italiani Under 21 che rappresentano solo l'1.9% del totale dei minuti giocati in campionato in questa stagione. Secondo i dati evidenziati dal presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Gabriele Gravina, questa è la sesta percentuale più bassa tra i principali campionati europei. La statistica sottolinea una tendenza più ampia, con il 68.5% dei giocatori registrati nella massima serie italiana che sono stranieri, una cifra superata solo dal 72% della Premier League tra i 'big five' europei.
Questa scarsità di minuti per i giovani italiani ha scatenato un intenso dibattito tra allenatori, dirigenti e legislatori sul futuro della nazionale italiana. La situazione persiste nonostante vari incentivi e regole introdotte negli ultimi anni per promuovere l'utilizzo di talenti autoctoni. Una regola sulle liste dei giocatori in stile UEFA, che richiede liste di 25 giocatori con quattro cresciuti nel club e quattro nel paese, ha avuto un impatto minimo, con critici che sottolineano una versione più edulcorata del regolamento italiano.
Il problema non è nuovo. Gravina aveva già chiesto una riflessione in merito nel 2022. La stessa lega aveva precedentemente garantito l'esclusione dei costi di ammortamento per l'acquisto di giocatori italiani under 23 dai calcoli generali dei costi del lavoro, una misura volta a rendere più attraente finanziariamente l'ingaggio di giovani talenti nazionali. Inoltre, una recente modifica della cosiddetta legge Melandri lega l'1.1% della redistribuzione dei diritti televisivi all'utilizzo di giovani giocatori, anche se la sua efficacia rimane in discussione.
Le soluzioni proposte sono state varie. Il commissario tecnico della nazionale italiana, Luciano Spalletti, ha suggerito di rendere obbligatoria la presenza di un giocatore Under 19 in campo in ogni momento durante le partite di Serie A. Tuttavia, questa idea ha incontrato scetticismo, anche da parte di Gravina, che ha definito tale obbligo "impossibile", citando una solida giurisprudenza della Comunità Europea contro le quote restrittive. Una simile regola per i vivai è esistita per anni in Serie C, spesso portando a un mercato di fine sessione fiorente per i giovani giocatori, molti dei quali sono stati successivamente messi ai margini dopo aver adempiuto all'obbligo.
Le dinamiche finanziarie del mercato dei trasferimenti italiano sono anch'esse un fattore significativo. Come sottolineato dal presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini, le trattative tra i club italiani spesso richiedono liquidità immediata o garanzie che non sono richieste nelle transazioni estere, rendendo più complessi gli accordi nazionali per i giovani talenti promettenti. Il beneficio fiscale del 'Decreto Crescita', ora abrogato, che ha aiutato i club ad acquistare giocatori stranieri, è stato citato come un fattore contribuente, ma la percentuale di giocatori stranieri è continuata a crescere dal 59.4% al suo livello attuale anche dopo la sua abolizione.
Il dibattito interseca questioni più ampie di politica sportiva e identità. Gravina ha recentemente causato polemiche affermando che il calcio in Italia è uno sport professionistico mentre altri sono amatoriali, un fatto che ha evidenziato i diversi contesti normativi. Nel frattempo, la lenta adozione di regole di cittadinanza più ampie per gli italiani di seconda generazione, rispetto a paesi come la Spagna che beneficiano di giocatori come Lamine Yamal, è vista come un ulteriore svantaggio nell'identificazione dei talenti e nello sviluppo della nazionale.



