
Gravina Rompe il Silenzio, Difende il Bilancio della FIGC Dopo il Fallimento Mondiale dell'Italia
L'ex presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Gabriele Gravina, ha parlato pubblicamente per la prima volta dopo le dimissioni, difendendo il lavoro della federazione a seguito del mancato accesso dell'Italia ai Mondiali 2026. Gravina, che si è dimesso dopo il fallimento degli Azzurri nel qualificarsi per un secondo Mondiale consecutivo, ha rilasciato un'intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera.
Gravina, 72 anni, ha utilizzato l'intervista per difendere il lavoro complessivo della federazione, sostenendo che il suo valore non debba essere giudicato solo dai risultati della nazionale maggiore maschile. Ha sottolineato l'impatto più ampio della federazione, affermando che promuove lo sport tra oltre 800.000 minori e gestisce importanti programmi sociali e giovanili. “La federazione promuove il calcio, che ha un impatto considerevole sulla società. Pensate ai più di 800.000 minori che partecipano, ai progetti realizzati con le scuole, ai programmi di inclusione”, ha dichiarato Gravina, secondo quanto riportato. Ha inoltre evidenziato il successo delle altre nazionali e delle squadre giovanili.
Rispondendo alle critiche sulla sua gestione, Gravina ha risposto con ironia alle critiche personali ricevute dopo la cruciale sconfitta nella qualificazione contro la Svizzera e il pareggio con la Bosnia ed Erzegovina. “Forse avrei dovuto essere un calciatore migliore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre occasioni contro la Bosnia, ho mandato un rigore sopra la traversa e un altro sul palo. Forse avrei dovuto allenarmi di più”, ha detto, prima di aggiungere: “Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa fatta ai tifosi italiani. Le mie dimissioni sono un atto finale d'amore per il calcio”.
Gravina, che aveva guidato la FIGC dal 2018, si è dimesso a novembre dopo che l'Italia non è riuscita a qualificarsi per i Mondiali 2026, finendo dietro la Svizzera nel suo gruppo di qualificazione. Le sue dimissioni sono seguite a un periodo di intensa attenzione sulle prestazioni della nazionale e sulla direzione della federazione. Nei suoi commenti, ha sostenuto che il lavoro della federazione non debba essere giudicato solo dai risultati della nazionale maggiore maschile, ma dal suo impatto più ampio sul calcio italiano a tutti i livelli.
Il mandato di Gravina, 72 anni, è stato anche segnato dal trionfo dell'Italia agli Europei 2020, una vittoria che lui e la federazione speravano avrebbe inaugurato una nuova era. Tuttavia, il successivo fallimento nel qualificarsi per un secondo Mondiale consecutivo, unito al mancato accesso al torneo del 2022 in Qatar, ha esercitato un'immensa pressione sulla sua leadership. Le dimissioni di Gravina sono state ampiamente interpretate come un'assunzione di responsabilità per il fallimento nella qualificazione, anche se i suoi ultimi commenti suggeriscono la convinzione che la salute generale del calcio italiano sotto la sua guida fosse più forte di quanto indichino i risultati recenti.



