
McKennie si apre sul rapporto con la famiglia, il calcio e la vita alla Juventus
Il centrocampista della Juventus e della nazionale statunitense Weston McKennie ha rilasciato una lunga intervista, offrendo una rara e personale visione della sua vita, della sua carriera e dei valori che lo guidano dentro e fuori dal campo. L'intervista, parte di una serie su DAZN, ha rivelato il percorso del venticinquenne da giovane atleta poliedrico a figura chiave a Torino e la sua prospettiva sulla vita da professionista.
McKennie, diventato il primo americano a giocare per la Juventus al suo arrivo nel 2020, ha riflettuto sul percorso unico che lo ha portato a Torino. Ha raccontato come un'infanzia trascorsa in Germania, dove suo padre era di stanza con l'esercito americano, lo abbia portato a scegliere il calcio piuttosto che il football americano. "Ho giocato entrambi", ha spiegato McKennie, ricordando la sua decisione all'età di undici anni. "Ho detto a mia madre che amavo il football americano al 99,8%, ma amavo il calcio al 99,9%. Lei ha detto: 'Penso che tu abbia già preso la tua decisione'.
La sua famiglia rimane un pilastro centrale nella sua vita. Attribuisce a sua madre il suo sostegno incrollabile, portandolo a innumerevoli allenamenti, e a suo padre, un veterano militare, per avergli instillato disciplina. Ha anche notato con umorismo che sua sorella lavora come medium, un fatto che ha lasciato a bocca aperta un compagno di squadra della nazionale statunitense durante una lettura. "La mia famiglia è tutto per me", ha affermato McKennie, sottolineando il loro ruolo nel suo equilibrio.
L'intervista è entrata nel dettaglio dell'aspetto mentale del gioco, dove McKennie ha rivelato una chiave della sua resilienza: una vita al di là del calcio. Ha descritto come una grave frattura al piede nel 2021, che lo ha tenuto lontano dai campi, sia stato un momento cruciale. "Mi sono reso conto di quanto fosse importante avere cose al di fuori del calcio", ha detto, citando il suo amore per il golf e i suoi cani. Evita consapevolmente il rumore dei social media e dei media sportivi per proteggere la sua salute mentale, una strategia che attribuisce alla sua stabilità.
Il suo trasferimento alla Juventus, un club di immensa statura, è stato un passo significativo. "Quando ho firmato, ho pensato: 'Wow, potrei stare qui per dieci anni, un terzo della mia vita'", ha riflettuto McKennie. Ha riconosciuto i dubbi iniziali sulla possibilità che un americano avesse successo in un club del genere, ma crede che le sue prestazioni parlino da sole. Il suo rapporto con l'allenatore Massimiliano Allegri è un fattore chiave nel suo successo nel club, dove è diventato un giocatore versatile e combattivo a centrocampo.
McKennie ha parlato anche del suo rapporto con l'allenatore della nazionale statunitense, Gregg Berhalter, elogiando la sua capacità di gestire un gruppo eterogeneo di giocatori. Ha anche riservato grandi elogi all'allenatore dell'Italia e del Napoli, Luciano Spalletti, con cui ha lavorato ai Mondiali FIFA 2022. "Direi che è il miglior allenatore che abbia avuto", ha affermato McKennie. "Sa come ottenere il meglio da persone diverse. A volte ha bisogno di urlare, altre volte una chiacchierata tranquilla è sufficiente. Ha un modo per farti venire voglia di ascoltare e fare ciò che ti chiede".
Guardando al futuro, il futuro di McKennie alla Juventus sembra centrale per il progetto del club. Con un contratto fino al 2025, la sua combinazione di intelligenza tattica, fisicità e una ritrovata maturità dentro e fuori dal campo lo rende un punto di riferimento sia per il suo club che per la sua nazionale. Il suo percorso da una base militare in Germania alla vetta della Serie A è una testimonianza del percorso diversificato e della prospettiva equilibrata che continua a sostenere.



